Bologna for Urban Innovation: Presenting the National Operative Plan for Metropolitan Cities

Bologna for Urban Innovation: Presenting the National Operative Plan for Metropolitan Cities

From ideas to choices: Bologna for urban innovation

On Thursday the 15th of December, starting at 5 pm, Opificio Golinelli will host the public event “Dalle idee alle scelte: Bologna per l’innovazione urbana”.

The event will be the occasion to present the actions and projects that Bologna is developing within the framework of the National Operative Program (PON) for the metropolitan cities 2014-2020, with the aim of activating energies and producing a complessive strategy of urban innovation. The projects have the objective of regenerating new spaces and increasing social inclusion, sustainability, civic collaboration and digital services while supporting the activities of the youngsters, the communities and the enterprises.

The event will also be an occasion to further develop the actions launched and imagined during the path of “Collaborare è Bologna” and to reflect on how civic collaboration can be strengthened and on how urban innovation can be generated through the creation of collaborative cities.

The program of the event envisages the welcome of Virginio Merola, Mayor of Bologna, followed by the speeches of Giorgio Martini (PON Management Authority and head of the Agency for territorial cohesion), Giacomo Capuzzimati ( PON Urban Authority and General Director of the Municipality), Giovanni Ginocchini (Director of the Urban Center) and Christian Iaione (LabGov‘s Coordinator). To follow, the Council Members of the  will give their contribution and the Mayor will give a closing speech.

The meeting will then proceed with its second part, consisting in a buffet that will create the occasion to continue the discussion with all the participants in a more informal atmosphere.

————————————————————–

Giovedì 15 dicembre 2016 alle ore 17.00 l’Opificio Golinelli ospiterà l’evento pubblico “Dalle idee alle scelte, Bologna per l’Innovazione Urbana”.

“L’evento sarà occasione per presentare le azioni e i progetti del Programma Operativo Nazionale (PON) Città metropolitane 2014-2020, il Piano per la città e per l’area metropolitana che Bologna mette in campo per attivare le migliori energie e la strategia complessiva di innovazione urbana. I progetti hanno l’obiettivo di rigenerare nuovi spazi e incrementare l’inclusione sociale, la sostenibilità, i servizi digitali, la collaborazione civica e sostenere l’attività di giovani, comunità, imprese”.

Il programma dell’evento è disponibile qui.

The collaborative path of #CollaboratorioRE enters its prototyping phase

The collaborative path of #CollaboratorioRE enters its prototyping phase

On Monday the 12th and Tuesday the 13th of December the numerous urban actors involved in the collaboration path of #CollaboratorioRE will gather again and will begin to prototype the actions and practices that will lead to the creation of the Open Laboratory, an innovative model able to produce social, economic cultural and public value.

In September 2016 the city of Reggio Emilia has launched #CollaboratorioRe, a collaborative path aimed at co-designing the activities and the structure of the future Open Laboratory (Laboratorio Aperto), which will be both a physic space (located in the Saint Peter Cloister) and a new economic institution.

#CollaboratorioRe aims at creating the first incubator of sharing and pooling economy of Reggio Emilia, a new urban actor that will revolutionize the way we think about the city and will emphasize the role that civic collaboration should play in the care and management of the urban commons. The process is promoted by the Municipality of Reggio Emilia together with the University of Modena and Reggio Emilia, and enjoys the scientific, technical and methodological support of LabGov and Kilowatt.

In the past few months #CollaboratorioRe has gone through its first stages, which consisted in a public call, directed to the active citizenship and to all those actors interested in participating in the process, followed by a series of thematic workshop aimed at presenting the project and at finding the values, the themes and the approaches that would pose the basis for the subsequent co-design phase. During this second phase, which took place on the 8th and 9th on November, all the actors that reacted to the call and manifested their interest were invited to come together to co-design the next steps according to the ideas and the needs expressed by the community. The participants, organized around four tables, discussed about how to create a cultural and creative enterprise, how to generate a community cooperative, how to build an observatory to study the social, economical, cultural and environmental effects of the project and finally on how to expand the “Reggio Approach” to create a new form of urban pedagogy.

The prototyping phase which begins next week will be a moment of experimentation that builds on the precious lessons learnt during the co-design process and that will in turn pose the basis for the following phase, in which the guidelines for the Open Laboratory will be drawn and its vocation will be defined.

More informations on the #CollaboratorioRe process are available on the official website, where it is also possible to find the calendar of the next activities.

———————–

Al via la fase di prototipazione di #CollaboratorioRe. Lunedì 12 e Martedì 13 Dicembre gli attori urbani coinvolti nel camminodi progettazione collaborativa che porterà alla creazione del Laboratorio Aperto di Reggio Emilia si ritrovano per prototipare insieme azioni e pratiche future. Il laboratorio aperto, che nascerà presso i Chiostri di San Pietro, sarà non solo un luogo fisico concreto ma anche un’istituzione economica di nuova generazione.

Maggiori informazioni sul percorso del Collaboratorio sono disponibili qui e sulla pagina CO-Reggio Emilia, dove è anche possibile trovare il calendario degli incontri.

 

Intervista: Non sarà il referendum a cambiare l’Italia, ma le città e il protagonismo delle piccole comunità

Questa intervista a Christian Iaione, co-fondatore di LabGov, è originariamente apparsa su Linkiesta il 26 Novembre 2016.  

 

«Non sarà il referendum a cambiare l’Italia, ma le città e il protagonismo delle piccole comunità»

Parla Christian Iaione, esperto e studioso di beni comuni e rigenerazione istituzionale di levatura mondiale: «Il perno delle nuove politiche pubbliche sono i cittadini che si fanno parte attiva. La strada da seguire? Prima si sperimenta, poi si fanno leggi e regolamenti»

 

«Oggi torno a casa a parlare di beni comuni e rivoluzioni della governance ad Avellino, casa mia. È la prima volta che accade. Nessuno è profeta in patria». Sorride, Christian Iaione. Professore associato di diritto pubblico nell’Università Marconi di Roma, fellow dell’Urban Law Center della Fordham University di New York e docente di governance dei beni comuni, sharing economy, diritto e politiche urbane presso la LUISS Guido Carli nell’ambito del progetto LabGov, membro dell’Advisory Group sulla sharing economy del Sindaco di Seoul, Iaione gira il mondo per raccontare le sue idee su come dovremmo cambiare il rapporto tra istituzioni e comunità puntando su concetti come condivisione e collaborazione. Sono le otto e mezza del mattino del 24 novembre. Il giorno prima, il 23, era l’anniversario di quel giorno del 1980 in cui un terremoto ha distrutto l’Irpinia: «Me lo ricordo, quel giorno è come se fosse ieri. Quando tenevo un corso di comunicazione istituzionale alla LUISS, proiettavo sempre il discorso che l’allora presidente Sandro Pertini dopo il terremoto. Lui va lì, vede quello che è successo e fa un j’accuse allo Stato, denunciando con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi. Quel discorso per me è stato uno spartiacque.

È lì che ti sei convinto che lo Stato sia un monolite da abbattere?

Attenzione: per me lo Stato non è un monolite da abbattere, ma da rigenerare. Pertini si chiedeva perché le leggi sulla protezione civile non fossero state applicate. Di fatto, quel discorso sveglia lo Stato e gli da la forza di rigenerarsi, perlomeno nella gestione delle emergenze. E lo fa puntando sulla collaborazione civica tra cittadini e istituzioni.

In che senso?

Oggi, ogni volta che c’è un terremoto, l’offerta di partecipazione ai soccorsi soverchia la domanda. Nei due terremoti del centro Italia di quest’anno, la Protezione Civile ha chiesto ai soccorritori volontari di non precipitarsi, per non intasare le strade e l’organizzazione, se non attraverso i canali istituzionalizzati. È pazzesco, ma questo vuol dire che c’è una norma sociale che incentiva la collaborazione, in caso di calamità naturale. Non fu così nell’80. Pertini si appellò al dovere costituzionale di “solidarietà umana”. È la prova che bisogna pluralizzare lo Stato, per rigenerarlo.

Cosa vuol dire pluralizzare lo Stato?

Vuol dire uscire dall’idea che i problemi si possano risolvere solo in un alveo istituzionale. Libera, ad esempio, è una storia esemplificativa, in questo senso: sconfiggere la mafia non raccogliendo voti, ma aprendo codici Ateco alla camera di commercio. Partecipando a un’economia legale che controbilanci l’illegalità con una forza uguale e contraria. Coi soldi che piovono dal centro apparentemente a caso sulle amministrazioni del Sud il Mezzogiorno non ripartirà mai. Se investiti sui giacimenti di ricchezza civica e sociale, forse la musica cambia.

C’è chi pensa che quei giacimenti al sud non esistano…

Sbaglia. Il Mezzogiorno ha un capitale sociale sottostimato. Manca l’infrastruttura semmai. Libera è stata brava a creare un prototipo che può funzionare anche oltre i beni confiscati.

Tu sei uno che crea infrastrutture?

No, io sono un apriscatole (e per questo a volte un rompiscatole). Dovunque vado cerco di aprire i processi e di costruire delle piattaforme di collaborazione civica tra i diversi attori: per lo sviluppo economico locale e per la rigenerazione istituzionale. Il mio scopo è aprire le grandi scatole dello Stato, dei sistemi economici locali, delle grandi organizzazioni della società civile, realtà che tendono a ossificare e a chiudersi in se stesse.

Quand’è che hai cominciato a fare l’apriscatole?

A Bologna, nel 2011. Anzi, qualche anno prima, quando grazie alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, contribuisco a disegnare e partecipo attivamente a una sperimentazione amministrativa sui beni comuni urbani, nella quale riesco a trasferire e verificare i risultati degli studi teorici che avevo sviluppato negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2008 sulle strade e le infrastrutture urbane da trasformare in commons e sul ruolo catalitico dei soggetti pubblici locali.

È da lì che sei partito, a Bologna?

No, all’inizio della storia di Bologna ci sono un parco di quartiere, delle panchine, i graffiti sui muri nel centro storico, uno spazio abbandonato in periferia. Sono luoghi e risorse materiali rispetto alle quali c’era un bisogno insoddisfatto, per quanto potesse essere efficiente e brava l’amministrazione. Da soli non potevano farcela. Ma invece di ritrarsi o limitarsi ad esternalizzare ha cercato nuove forme di collaborazione coi cittadini.

Ad esempio?

Per la ripulitura dei muri dalle tag sui palazzi storici, ad esempio. O per mettere un nuovo arredo urbano nei parchi come le panchine, che hanno riportato lì bambini e famiglie. Erano parchi perfetti, a rigore di capitolato, non era una storia di mala amministrazione. Ma senza la collaborazione dei cittadini erano luoghi pubblici, non necessariamente civici. Il perno delle nuove politiche pubbliche sono i cittadini che si fanno parte attiva, col supporto tecnico, organizzativo, materiale dell’amministrazione. È questo che rende una città post-moderna, la sua usabilità civica.

È lì che nasce il famoso regolamento sui beni comuni urbani di Bologna?

Da questa esperienza nasce un regolamento, è vero, ma non è quella la cosa rivoluzionaria. Con un gruppo di ricerca composto da studenti LUISS abbiamo semplicemente raccolto tutti i regolamenti innovativi sull’uso di quelli che secondo gli studi allora pubblicati erano da considerare beni comuni urbani. Alla fine il regolamento non è altro che un testo unico sulla collaborazione civica a livello urbano su spazi pubblici, spazi verdi e spazi abbandonati, in particolare. L’idea rivoluzionaria, semmai, è stata quella di produrre diritto e innovazione nel diritto a livello urbano. Partire dal basso è un hackeraggio del sistema e il bello è che è perfettamente legale, perché è la Costituzione che ci fa scudo (gli articoli 2, 3.2 e 118 della Costituzione tra gli altri). La seconda rivoluzione, è consistita nel farlo con la comunità locale, fuori dalle istituzioni. La terza rivoluzione sta nel metodo: prima abbiamo sperimentato, poi abbiamo scritto le regole.

Stai dicendo che bisogna infrangere le leggi, per farne di nuove?

Sto dicendo che il passo dell’innovazione sociale è tale per cui i modi antichi di produrre armonia sociale non passeranno più sempre e soltanto da assemblee legislative. Bisognerà produrre diritto partendo dai processi e da nuove realtà comunitarie che si auto-legittimano. Bisogna aggiornare il software delle istituzioni, altrimenti rimarranno sempre indietro. Stiamo leggendo con occhiali ottocenteschi il nuovo millennio. Anzi, ancora di più: stiamo leggendo l’antropocene (l’era geologica in cui all’uomo e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche, ndr) con le lenti dell’olocene.

E cosa distingue l’antropocene dall’olocene?

Che siamo entrati in un’epoca in cui nessuna istituzione o assemblea è disegnata per intercettare i cambiamenti in atto prodotti da fattori di crisi da un lato e dall’accresciuta capacità dei cittadini grazie a diffusione della conoscenza e alle tecnologie. Non è colpa delle assemblee e di chi ne fa parte, intendiamoci, ma dell’architettura istituzionale complessiva. Ci sono assemblee come il consiglio comunale di New York che hanno messo occhi su quel che sta succedendo in Italia in tema di innovazione sociale.

New York più indietro dell’Italia?

L’Italia è uno dei luoghi più avanti nell’innovazione sociale. Abbiamo un approccio che genera innovazione, e che può tranquillamente ambire ad avere una proiezione internazionale. Noi siamo dentro il paradigma dell’open government, ma mentre altrove si parla di piattaforme tecnologiche, noi parliamo di rigenerazione delle piattaforme istituzionali. Noi diciamo che non basta il sito internet. La nostra idea di futuro nel governo ruota intorno al ruolo chiave della comunità.

Fa sorridere pensare che l’epicentro del cambiamento sia un Paese iperburocratico come l’Italia…

Mi chiedono sempre come tutto questo sia potuto succede in Italia, in effetti. Forse è anche per i nostri limiti e per la nostra burocrazia. Che spinge funzionari coraggiosi, talentuosi e innovativi a far entrare la scienza civica nelle “zone morte dell’immaginazione” che la burocrazia tende a creare. Sono loro che rigenerano le istituzioni: penso a Bologna, a Reggio Emilia, alla Regione Toscana. O ancora, a realtà come Milano, Napoli, Torino, Messina. Casi tutti egualmente innovativi, con traiettorie molto diverse tra loro. Nessuno è uguale a se stesso, ma i principi sono i medesimi. Forse andrebbero costruiti dei ponti, tra queste torri.

Possono diventare dei modelli, queste esperienze

No, assolutamente. Ogni comunità deve produrre il suo diritto, altrimenti rimane lettera morta.

Come mai?

Perché la società e l’amministrazione non lo sentono proprio o non sono in grado di maneggiarlo se non lo hanno prodotto. Io applico in ogni contesto un protocollo metodologico, ma è iterativo, in costante aggiornamento. Come se fosse un software, per l’appunto. Tutto deve essere adattivo e iterativo, perché è adattandosi che si imparano le lezioni. Chi fa copiare regolamenti affermando che può salvare la comunità si comporta da sciamano che vende pozioni magiche. Non esistono ricette taumaturgiche purtroppo, bisogna sperimentare. E nel frattempo, anche grazie al regolamento di Bologna, sono intervenute modifiche al quadro legislativo nazionale che rendono più urgente creare centri di competenza amministrativa condivisa per applicare queste innovazioni come il Collaboratorio di Reggio Emilia, l’Ufficio per l’Immaginazione Civica di Bologna o la CO-Area che Regione Toscana vuole costruire a livello regionale.

Un’ultima domanda: tu che sembri muoverti come un hacker istituzionale cosa ne pensi del referendum istituzionale del 4 dicembre?

Che il 5 dicembre ho due convegni sulle città, uno la mattina a Napoli all’Università Suor Orsola Benincasa, uno il pomeriggio alla UniMarconi. Non mi iscrivo all’ennesima disfida italica tra guelfi e ghibellini che il referendum ha generato. Il vero centro, oggi, è la periferia. E in periferia non si sente il bisogno di trovare altri, nuovi motivi per dividersi o accapigliarsi attorno a grandi dibattiti teorici. Servono posti di lavoro e nuove forme di solidarietà per prevenire vecchi e nuovi populismi che rischierebbero poi di minare le reali fondamenta del nostro patto costituzionale, e cioè la prima parte della Costituzione, senza neppure modificarla di una virgola.

Coming up soon: “Autonomies in the time of Commons and Sharing Economy”

Coming up soon: “Autonomies in the time of Commons and Sharing Economy”

As the discussion around the Sharing Economy phenomenon continues to grow, the possibility of adopting a collaborative government paradigm gains more and more supporters, and public administrations begin to work on the construction of an open governance model, common goods are becoming a recurring topic between experts in these fields.

In the national debate they have often been misinterpreted and exploited for political purposes, have been used to strengthen the dichotomy between public and private, between State and markets. But is this the real nature of the commons? Hasn’t Elinor Ostrom, Nobel Prize for Economics in 2009, shown us how the commons can escape such dichotomy by being collectively managed by the community?

The conference “Autonomies during the time of Sharing Economy and Commons”, that will take place on Monday the 5th of December at the Marconi University in Rome, will be the occasion to analyze these topics in depth and to better understand the nature of common goods.

LabGov will participate to the conference as Christian Iaione, LabGov’s coordinator, will be between the experts that were invited to discuss this topic. 

It is also possible to follow the event in streaming here.

img-20161125-175206

——————————————————–

 Lunedì 5 Dicembre alle ore 15.30 si terrà presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi il seminario “Le autonomie al tempo dell’economia collaborativa e dei beni comuni”.

Il tema dei beni comuni sembra assumere di giorno in giorno maggior rilievo e attira l’attenzione di molteplici attori, dal mondo dell’economia a quello della pubblica amministrazione. I beni comuni diventano un concetto ricorrente nelle discussioni sulla sharing economy, sulla governance collaborativa, sull’open government.

In questo contesto diviene fondamentale interrogarsi sulla natura dei beni comuni, superando l’interpretazione strumentale spesso presentata nel dibattito nazionale volta a sfruttarli come strumento per forzare la dicotomia tra pubblico e privato, tra Stato e mercati. È necessario contrastare questa visione con una più fedele all’essenza dei beni comuni e dimostrare come tale dicotomia possa essere superata attraverso la gestione collettiva da parte della comunità, come ha dimostrato Elinor Ostrom, Premio Nobel per l’Economia nel 2009.

Queste e molte altre saranno le tematiche affrontate nel seminario, a cui anche LabGov parteciperà nella figura del Professor Christian Iaione, co-creatore del laboratorio e Professore associato di Istituzioni di Diritto pubblico presso l’Università Marconi. Tra gli altri esperti chiamati a partecipare figurano professori e ricercatori attivi presso l’Università Marconi e la Sapienza. Sarà inoltre presente Flavia Marzano, Assessore di Roma Capitale a Roma Semplice.

È possibile seguire la diretta streaming dell’evento a questo link.

In Naples to discuss “Smart Cities: Institutions, Territory and Rules”

In Naples to discuss “Smart Cities: Institutions, Territory and Rules”

The conference “Smart Cities: Institutions, Territory and Rules”, organized by the University Suor Orsola Benincasa together with AGCOM, will take place on Monday the 5th of December in Naples.

schermata-2016-11-29-alle-20-07-01

The fundamental role played by cities in the complex framework of global governance has gained wide recognition, and scholars from different fields of the social sciences are engaging in the observation and analysis of urban realities. Cities are the space where citizens’ rights and claims are most vigorously expressed, where economic forces are at play, where the struggle over limited cultural and natural resources is most strongly felt, where the dramatic spread of economic and social inequalities is more evident. The way in which the urban space is shaped and regulated deeply affects the possibility citizens have of claiming for their rights, seeing their rights respected and enjoying a certain level of well being.

Particularly interesting is the reflection that is developing around the model of the Smart City, a city able to invest in human and social capital, able to fuel sustainable development and to increase the quality of life by recurring to digital technology, information and communication technologies. The conference “Smart Cities:Institutions, Territories and Rules” will be the occasion take a deeper look into the smart city model, to discuss how such a model can be applied in the urban political and juridical space and to look at the intersection between political decision making processes and regulative instruments.

Labgov will be present at the conference, where Professor Christian Iaione (LabGov’s co-founder) will present a reflection on the topic “Smart Cities and Sharing Economy”.   

Here is the complete program of the event

schermata-2016-11-30-alle-12-04-54

———————————————————–

 Lunedì 5 Dicembre presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli si terrà la conferenza “Le Smart Cities: Istituzioni, Territorio e Regole”, organizzata dall’università in collaborazione con AGCOM.

La conferenza sarà l’occasione per sviluppare un’analisi approfondita sul tema delle Smart Cities, per interrogarsi su come questo modello possa essere applicato all’interno dello spazio giuridico-politico che definisce la dimensione urbana e per riflettere sull’intersezione esistente tra processi di formazione della decisione politica e dispositivi tecnici puramente regolativi.

La riflessione sul modello Smart City, che immagina una città capace di investire nel capitale umano e sociale, di incentivare forme di sviluppo sostenibile e di migliorare la qualità della vita attraverso l’utilizzo di tecnologia digitale, è più che mai attuale. Tale riflessione si articola in un più ampio contesto che vede la città assumere un ruolo via via più centrale nello sviluppo di nuove forme di governance globali in quanto “centro di imputazione di diritti e pretese di cittadinanza, luogo di dispiegamento dei servizi pubblici essenziali, campo di forza di servizi economici e informativi, spazio pubblico popolato da risorse fisiche, ambientali e culturali non esauribili”.