by Caterina Gianni | Oct 25, 2016 | Storytelling 2016-2017
On October the 14th, LabGov started the first co-working session in which Paola Santoro, an expert designer, exposed the “hero’s journey” having as protagonists Alessandra and Urio: the spokespersons of the raising Community of the Public Park of Centocelle. This is the #Co-Rome project (www.co-roma.it): an audacious initiative in which achievements and failures characterized the essence of the challenge.
The core topic of the meeting was to understand,also through creative games, what is “la facilitazione dei beni comuni”, more specifically how LabGov assisted the community as mentors, not imposing themselves as superior entities capable of solving problems, rather as an enterprising group that can offer them all the means to improve the environmental situation of a public park, with the common goal to fill-in the gap between the community’s unsatisfied social reality and the dreamed one. This “green” forgotten area, that at a first glance might appear as common as any other park in Rome, deep inside has embedded all the shared values that gradually arose once that a touch-point between the park’s users and the object used was fixed.
by Chiara Fratalia | Jun 29, 2016 | Commons Press
“La collaborazione civica per l’amministrazione, la governance e l’economia dei beni comuni” is an article written by LabGov coordinator, prof. Christian Iaione, and first published in L’Italia della Condivisione in 2015.
“In Italia i beni comuni sono ormai entrati nel lessico comune. La consapevolezza che gli italiani hanno maturato circa la rilevanza che rivestono e le criticità che presentano beni essenziali alla coesione sociale, tanto quanto allo sviluppo economico, è testimoniata dall’afflato partecipativo che ha caratterizzato i referendum del giugno 2011 su quelli che mediaticamente sono passati alla storia come i referendum per i “beni comuni”. Nella narrazione collettiva i beni comuni sono stati identificati nell’acqua, nell’ambiente e nella legalità. In realtà si trattava di quesiti referendari attinenti a “questioni domestiche” che non prendevano a riferimento la nozione scientifica invalsa a livello internazionale di “beni comuni” o “commons”. In molti hanno provato e provano a utilizzare ideologicamente questo concetto, producendo più danno che beneficio a chi cerca di studiare con metodo scientifico i beni comuni e forgiare gli strumenti tecnici necessari per fare dei beni comuni la base di ripensamento delle istituzioni sociali, economiche, politiche e amministrative. Ad ogni modo questa sensibilità generale verso i beni comuni non deve andare sprecata e per fare ciò occorre fermarsi a riflettere sulle forme e le condizioni di gestione, cura e tutela dei beni comuni. Il rischio è che l’espressione “beni comuni” divenga un’espressione di senso comune, ma priva di effettivo valore semantico e, soprattutto, di rigore scientifico, casella vuota che chiunque si sente legittimato a riempire con qualunque significato, vessillo ideologico inalberato da movimenti o manifesti più o meno condivisibili. Ma da dove si deve partire per gettare le fondamenta di una rigorosa e solida teoria scientifica dei beni comuni? Senza dubbio il primo problema da affrontare è quello definitorio. Quali sono i beni comuni? Quanti sono i beni comuni? Sul punto, in Italia si è sviluppata un’ampia e approfondita riflessione dogmatica su cosa debba ricomprendersi all’interno dell’orizzonte dei beni comuni volte a una ricostruzione giuridica del fenomeno dal punto di vista teorico o applicativo. Per costruire un solido paradigma teorico poggiante sulle fondamenta dei beni comuni occorre dotarsi anche di una nuova chiave di lettura del modello sociale ed economico oggi dominante e di infrastrutture giuridiche e amministrative a supporto di questo diverso metodo. In definitiva, lo studio dei beni comuni come categoria scientifica rappresenta una sfida intellettuale che richiede un metodo interdisciplinare, che deve per forza di cose partire dai risultati degli studi di Elinor Ostrom (insignita del Premio Nobel per l’economia nel 2009) e dei suoi allievi, senza però rinchiudersi in questo o quel recinto culturale o scientifico. Solo un simile sforzo intellettuale potrà candidarsi a fondare su basi solide e verificate dal punto di vista economico, giuridico e istituzionale, un nuovo paradigma, e quindi una società più giusta.”
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by Chiara Fratalia | Jun 29, 2016 | Commons Press
“Città e beni comuni” is an article written by LabGov coordinator, prof. Christian Iaione, and first published as a chapter of L’Italia dei beni comuni, a book published in 2012 by Carocci and co-authored by prof. Iaione and Gregorio Arena.
“Dove va una persona se vive in una città, non ha la fortuna di possedere un giardino e sente il bisogno di immergersi in un ambiente naturale, usufruire di tutti i servizi che uno spazio verde può fornire come correre, leggere un libro su un prato all’aria aperta, respirare aria mediamente più pulita? Come può quella persona nutrire la propria sete di relazioni sociali e incontrare persone nuove, diverse, ricche di esperienze e culture che non possiede? Dove può coltivare il proprio senso di appartenenza a una comunità, contribuire ad arricchire la sua identità con le proprie capacità e passioni, partecipare delle sue tradizioni? Quali sono le infrastrutture e i servizi che accrescono la qualità della vita urbana, mettono la persona in condizione di condurre un’esistenza degna di essere vissuta o la rendono più libera di muoversi e le consentono di condividere o coltivare stili di vita più coerenti con la propria sensibilità individuale e con quella di chi vive nel medesimo spazio di vita? Cos’è che determina il maggiore o minore valore economico o semplicemente estetico di una comunità sotto il profilo immobiliare? Tutte queste domande trovano una sola, identica risposta. Si tratta degli spazi e servizi urbani di interesse comune. Essi soddisfano numerosi bisogni del vivere in città perché sono funzionali al benessere delle comunità, come all’esercizio individuale dei diritti di cittadinanza: qualità della vita e del lavoro, socialità, mobilità, svago, condivisione, senso di comunità, possibilità di coltivare capacità e passioni sono tutte cose che risentono immediatamente della maggiore o minore qualità delle infrastrutture di uso collettivo che una città è in grado di mettere a disposizione dei propri abitanti. Purtroppo, però, vivono oggi un momento di profonda crisi. Una crisi determinata da due fattori. Si tratta in primo luogo del deficit e del declino degli spazi pubblici o collettivi tanto nelle periferie, quanto nelle aree centrali, tanto nel momento della loro infrastrutturazione, quanto in quello della loro manutenzione. Il secondo fattore di crisi risiede, invece, nella graduale disaffezione e disattenzione dei cittadini verso gli spazi pubblici urbani che sono percepiti come luoghi di nessuno (o al più dell’ente pubblico locale), anziché luoghi di tutti in quanto spazi comuni. E questo atteggiamento di spoliazione di titolarità e responsabilità da parte dei cittadini consente l’aggressione indisturbata e impunita di questi beni da parte di chi non riesce ad apprezzarne l’importanza per la vivibilità urbana e la coesione sociale. Sul primo versante, vincoli sempre più stringenti ai bilanci degli enti locali, imposti dalla disciplina comunitaria in materia di patto di stabilità e derivanti dalla dimensione del debito pubblico italiano, oltre alla riduzione dei trasferimenti statali conseguente all’aggravamento dei conti pubblici italiani a seguito della crisi finanziaria del 2008, hanno indotto gli enti locali a ridurre il proprio intervento a favore dei bisogni della comunità locali. La riduzione delle risorse pubbliche non ha riguardato solo i servizi alla persona, ma sta incidendo fortemente anche sull’ambiente urbano e, in particolare, sugli spazi pubblici. La crescente penuria di risorse pubbliche fa il paio con un sempre più diffuso disinteresse dei cittadini, in particolare quelli di più giovane età, verso la preservazione, la cura e il mantenimento dei luoghi di vita e aggregazione dove si svolge la vita comunitaria. In maniera speculare stentano a svilupparsi e diffondersi forme di responsabilizzazione nella fruizione e nella gestione dei servizi pubblici locali. Molto probabilmente questa disaffezione trova origine anche in una scarsa opera di educazione alla cittadinanza da parte delle istituzioni ma anche delle singole famiglie e della scuola. Eppure, nella costruzione del benessere urbano è decisivo il coinvolgimento degli attori principali dell’ecosistema urbano, e cioè gli stessi cittadini che usano e vivono la città. La “città ideale” per Lefebvre è, infatti, «una continua opera degli abitanti, essi stessi mobili e resi mobili per e da questa opera. […] Il diritto alla città si manifesta come una forma superiore di diritti: diritti alla libertà, all’individualizzazione nella socializzazione, all’habitat, all’abitare»”.
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by Chiara Fratalia | May 18, 2016 | The Urban Media Lab

“L’intelligenza della città partecipata: competenze, risorse e regole per l’innovazione urbana” is the title of an event on collaborative governance and urban innovation that will take place in Rome on the 24th May 2016. This event was organized in the framework of the ForumPA 2016, that will also foster other events on the subjects of sustainability and sharing economy.
Digital skills and services, Resources and sustainability, Collaborative administration: these are the three subjects that will be discussed in the working groups, with the aim to move from single experiences and experiments to national proposals, to be addressed to the Government or to the Italian municipalities network.
Assessors, directors and experts will join the working groups.
The events will take place at Palazzo dei Congressi, Roma EUR, in Favignana Hall – CREATIVITY CCIAA ROMA- I° floor. Read the related ForumPA article here.
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Martedì 24 Maggio al Palazzo dei Congressi di Roma si terrà l’evento “L’intelligenza della città partecipata: competenze, risorse e regole per l’innovazione urbana”, nel quadro del ForumPA 2016. I Tavoli di Lavoro vedranno coinvolti assessori, dirigenti ed esperti, per discutere di amministrazione collaborativa delle città.
by Chiara Fratalia | May 11, 2016 | Commons Press
“The CO-City: Sharing, Collaborating, Cooperating, and Commoning in the City” is a paper written by professor Christian Iaione of LabGov, published on the American Journal of Economics and Sociology in March 2016 and discussed in the framework of the 4th European Regional Meeting of IASC, which took place from the 10th to the 13th May 2016.
This article introduces an innovative, experimental, adaptive, and iterative approach to creating legal and institutional frameworks based on urban polycentric governance to foster commons-based urban policies. First, the theory of urban/local governance is introduced, based on an urban co-governance matrix. A new type of regulatory system is then described that aims at transforming people in distributed nodes of collective action. Citizens and institutions can be myriad nodes of designing and problem solving in the public interest. Urban cogovernance aims at taking advantage of this galaxy of networks. The author then examines design principles and a methodology to implement the urban co-governance matrix. The concluding question concerns the need for a new research methodology to investigate the ongoing process of state transformation and institutional genesis at the urban level.
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