by Chiara De Angelis | Oct 3, 2016 | The Urban Media Lab
On October 3rd and 4th, in Reggio Emilia, to workshops will be held in the framework of the Collaboratorio Reggio project. Both of the workshops will take place in the Civic Museum (Via Spallanzani):

- October 3rd: the workshop will focus on education and learning, knowledge and higher education
- October 4th: the objective of this workshop will be to discuss upon culture, entertainment, arts, artistic languages and creativity
Collaboratorio Reggio is a co-design path promoted both by Reggio Emilia Municipaluty and Modena and Reggio University, with the technical support of LabGov and Kilowatt, whose aim is to generate an exchange of ideas in order to design together the activities of the Open Lab.
More info about the Collaboratorio Reggio and the Open Lab here: http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/pes.nsf/web/Hmttl?opendocument e http://www.co-reggioemilia.it/
Continuano i workshop dell’Open Lab di Collaboratorio Reggio: il 3 e 4 ottobre si parlerà di educazione, apprendimento, conoscenza e alta formazione (lunedì 3 ottobre) e di cultura, spettacolo, arti e linguaggi artistici e creatività (martedì 4 ottobre).
Maggiori informazioni su http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/pes.nsf/web/Hmttl?opendocument e http://www.co-reggioemilia.it/
by Chiara De Angelis | Sep 29, 2016 | The Urban Media Lab
From Semptember 30th to October 2nd in Ferrara will be held the 2016 edition of the “Internazionale” festival, with more than 200 guests, 31 represented countries, 60 newspapers and 120 planned meetings.

The “Internazionale” festival of Ferrara continues to be a great way for trying to know the world and to understand it better. Several topics will be discussed during those three days with experts and journalists from all aver the world: from the rise of populist movements to the new jihadists, from homophobia to bullying, not leaving out lighter topics.
On Sunday 2nd, at 2 PM in the Teatro Nuovo, LabGov will be in Ferrara with its two co-founders, Sheila Foster and Christian Iaione, to talk about Cities and Commons, urban innovation and collaboration with two other guests: Massimo Lepore (TAMassociati) and Joachim Meerkerk (Pakhuis de Zwijger, Amsterdam).
The full program of the event is available here: http://www.internazionale.it/festival/programma
by Chiara De Angelis | Sep 27, 2016 | The Urban Media Lab
La Summer School “GIÀ – Giovani Imprenditoria ed Innovazione” è un’iniziativa formativa promossa da “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” in Sicilia, Calabria Campania e Puglia, in collaborazione con le università delle regioni coinvolte e con numerosi partner istituzionali, dell’associazionismo e del mondo delle imprese.

Dal 26 al 30 settembre 2016 presso il Palazzo Mediceo di Ottaviano, bene confiscato alla camorra, si svolgerà la IV edizione della summer school di Libera Campania. Il tema generale di studio scelto quest’anno è “Libera il welfare: i beni confiscati per un nuovo modello di sviluppo”. I 20 giovani tra i 18 e i 35 anni selezionati tramite il bando diffuso da Libera Campania approfondiranno, con vari esperti, il concetto di welfare universale ed inclusivo come fondamento di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. L’ambizioso ed innovativo obiettivo della scuola è quello di formare giovani che possano fondare la loro attività imprenditoriale si due tratti distintivi: innovazione e responsabilità sociale. In questo contesto assumono grande rilevanza i casi di gestione di beni confiscati, in quanto forme d’impresa sociale dove l’attivismo antimafia converge verso la responsabilità sociale. Questo genere di esperienze, infatti, permettono di attivare forme di imprenditorialità creativa ed innovativa, e riescono, grazie all’indotto economico che generano e al lavoro svolto in sinergia dai vari attori coinvolti, ad ottenere forte consenso per generare un futuro migliore.
Christian Iaione, co-fondatore di LabGov, sarà presente in qualità di relatore martedì 27 settembre nel pomeriggio, durante la sessione dedicata al tema “I distretti di economia civile“, insieme ad Enrico Fontana (Legambiente) e Alessandra Clemente (Assessore del Comune di Napoli), per parlare dei beni comuni come energia per lo sviluppo economico locale di comunità.
La locandina della Summer School di Libera Campania è disponibile qui: file:///Users/chiara/Downloads/30_locandina_gi___campania_2016.pdf
Maggiori informazioni sulle Summer School GIA’ a questo link: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12852
by Chiara De Angelis | Sep 12, 2016 | The Urban Media Lab
#CollaboraToscana è un percorso avviato dall’Assessorato alla Presidenza della Regione Toscana con l’obiettivo di costruire una policy regionale sull’economia della condivisione e della collaborazione. Iniziato lo scorso luglio, il percorso prevede una serie di workshop di co-progettazione con diversi portatori di interesse (aziende, cooperative, start up, professionisti e così via) al fine di presentare, entro dicembre 2016, un libro verde sull’economia della collaborazione e della condivisione. Il percorso si svolge con il supporto scientifico del progetto di ricerca internazionale “Co-città e co-territori” nell’ambito di LUISS LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni diretto dal professor Christian Iaione ed è curato dal punto di vista metodologico dalla cooperativa Sociolab, con il supporto di Collaboriamo.org.

In questa intervista doppia a Christian Iaione e Silvia Giovine (Sociolab) ripercorriamo le tappe del percorso e i suoi obiettivi.
Condivisione, collaborazione… facciamo un po’ di chiarezza. Di cosa stiamo parlando?
Christian Iaione: Si condivide una risorsa scarsa o a rischio di estinzione, si collabora per generare nuove risorse. Entrambe implicano cooperazione, coesione sociale e solidarietà. La Regione Toscana, con il suo assessorato alla Presidenza che ha la missione di generare innovazione nelle politiche pubbliche, ha colto l’importanza di condurre un approfondimento sulla sharing economy prima di lanciare qualunque nuova iniziativa regolatoria. E lo sta facendo con un approccio critico, non celebrativo, ma cognitivo, attento a comprendere quello che sta sta avvenendo nel mondo, a diversi livelli. E’ da qui che è nato il percorso #CollaboraToscana, che è la prima esperienza regionale, a livello nazionale ed internazionale, con cui si cerca di co-creare con gli attori locali una politica pubblica sull’economia della condivisione e della collaborazione. Ci stiamo ispirando ai principi e al metodo utilizzato nel 2011-14 per la stesura del Regolamento sulla collaborazione per i beni comuni urbani di Bologna e nel 2015 quando Benedetta Brighenti, membro del Comitato delle Regioni della UE, mi ha chiamato come esperto per accompagnare il processo di stesura del parere del Comitato sulla dimensione locale della sharing economy. Il primo aspetto innovativo del percorso toscano è quello di cominciare a declinare la riflessione a partire dai quattro pilastri dell’economia pubblica locale: le infrastrutture locali (di rete o puntuali), i beni comuni (pubblici e culturali), i servizi collaborativi (alla persona e al consumatore) e la governance pubblica locale. L’ultimo aspetto è particolarmente innovativo e implica la volontà di ripensare il ruolo del pubblico: se vuole cambiare, di quali attrezzature ed equipaggiamento deve dotarsi la Pubblica Amministrazione? Come deve farlo, utilizzando quali metodologie? Su quali priorità deve intervenire per generare un effetto ecosistemico?
Nel resto di Italia cosa sta succedendo?
Christian Iaione: In Italia si stanno svolgendo alcune sperimentazioni amministrative importanti, che lavorano per adattare l’approccio alle condizioni locali e andare oltre la novecentesca replicazione di strumenti amministrativi tutti uguali a se stessi per valorizzare la differenziazione nelle politiche pubbliche. Bologna ha fatto propria una visione innovativa e non si è voluta fermare all’applicazione di una singola politica pubblica: ha cominciato a lavorare sui beni comuni urbani, generando il Regolamento sui beni comuni citato, ma adesso ad esempio il focus si è spostato sulle politiche abitative e sul cambiamento organizzativo. A Bologna sta per nascere l’Ufficio per l’immaginazione civica, che sarà un laboratorio aperto sulle politiche pubbliche, per aggiornare gli strumenti di governo e sviluppo economico locale attraverso la sperimentazione e la collaborazione. Il percorso Collaborare a Bologna ha permesso di dare avvio a questo percorso, operando una mappatura degli attori e stimolando la partecipazione civica. Adesso è in corso la nuova fase di sperimentazione, Co-Bologna. In Italia ci sono altri territori e città da tenere presente che stanno cercando ciascuno la propria strada verso la collaborazione, investendo sul metodo. Uno è Milano, che sta puntando sulla sharing economy in chiave abbastanza innovativa e suggestiva. L’altro è Napoli, che sta lavorando sul versante dei beni comuni. In entrambi i casi, si è partiti dalla conoscenza locale e dalle specificità delle comunità locali, a conferma della imprescindibile differenziazione che deve caratterizzare le politiche pubbliche nel XXI secolo come riconosciuto dalla stessa Costituzione all’art. 118. Ma è molto interessante anche quello che sta succedendo a Messina e a Reggio Emilia. A Reggio sta nascendo un “Collaboratorio”, un’istituzione più che un luogo, dove attraverso la produzione aperta della conoscenza, anche in digitale, si produrranno forme di innovazione sociale, si ripenseranno i servizi alla persona.
Cosa succede invece negli altri paesi dell’unione? Ci sono direttive europee su questo tema?
Christian Iaione: All’estero, gli stati che a livello governativo si stanno muovendo in questo senso sono sicuramente alcuni stati americani, l’Inghilterra e la Danimarca. A livello metropolitano invece ci sono Barcellona, San Francisco, Seoul, Amsterdam, Bogotà. Per quanto riguarda le istituzioni europee in merito all’economia collaborativa, l’unico testo esistente, oltre al parere del Comitato delle Regioni, è una Comunicazione della Commissione del 2 giugno 2016, ma è un documento controverso, nel quale, a differenza, ad esempio, dell’impostazione terminologica e scientifica di CollaboraToscana, ci si concentra solo sul tema dei servizi, restituendo una visione molto parziale del tema, alquanto scollata dalla realtà. In breve coglie solo una delle possibile dimensioni della sharing economy, quella della “on-demand economy” (i.e. economia dell’accesso), non quella che ho definito della “pooling economy” (o economia del crescere insieme).
Che tipo di strumento è il libro verde? A cosa serve?
Christian Iaione: Il libro verde è un documento conoscitivo, di orientamento e di indirizzo politico su una determinata questione, usato in ambito Europeo assieme ad altri strumenti (come il libro bianco che rappresenta generalmente uno sviluppo iterativo) per preparare o accompagnare l’adozione di strumenti di soft law come le comunicazioni o hard law come le direttive e i regolamenti. Usarlo per la costruzione di una decisione pubblica nel contesto Italiano è una scelta metodologica già di per sé innovativa, anche se in realtà, in Italia avevamo nel nostro sistema amministrativo strumenti che svolgevano la stessa funzione ma che nel tempo sono stati dequotati. Mi riferisco ad esempio alle programmazioni e ai piani, un “mezzanino regolatorio” tra indirizzo politico e azione amministrativa, che oggi vengono caricati di compromessi irrealizzabili o utopie amministrative, se non nascondono accordi di altra natura. Introdurre il metodo europeo del libro verde serve a fare emergere le possibili sinergie fra le diverse politiche pubbliche verticali e dunque a coordinare l’azione di diversi settori amministrativi. Sono strumenti di apprendimento reciproco e di preparazione della Pubblica Amministrazione al cambiamento. Il metodo amministrativo attuale non prevede più l’uso di questi processi o strumenti, anche perché molto spesso ci sono burocrati o accademici che non vedono l’ora di scrivere leggi e/o regolamenti per vederli citati con il proprio nome, quasi come se fosse una loro esclusiva proprietà intellettuale. In tempi e tema di beni comuni, capisce che siamo proprio fuori tempo massimo. E comunque non è un caso che queste leggi e questi regolamenti senza adeguata preparazione, prima, e accompagnamento, poi, della comunità amministrativa, spesso finiscano per essere interpretati in maniera distorta, se non totalmente disapplicati. Per questo è fondamentale costruire queste politiche con chi ne è destinatario (in primis i cittadini) e utilizzare questo processo di co-creazione per preparare chi dovrà applicare le politiche pubbliche, costruendo una conoscenza condivisa da tutti i soggetti coinvolti e le diverse articolazioni interne alle istituzioni (Consiglio regionale, Assessori, Dirigenti, funzionari). Ad oggi, nessuno ormai può avere la presunzione di conoscere tutto: è importante sviluppare soluzioni che partano dalla esplorazione del problema valorizzando la conoscenza e l’azione delle collettività.
Come avete costruito il percorso #CollaboraToscana? La mappatura degli attori: come funziona?
Silvia Givone: L’abbiamo costruito e immaginato mettendo a valore le rispettive esperienze di Sociolab e Labgov. E’ molto indicativo il fatto che anche la costruzione del progetto sia stata essa stessa il frutto di un approccio collaborativo e del confronto tra metodi e approcci diversi ma fortemente complementari. Nel dettaglio, abbiamo cominciato l’attività di mappatura attorno alla griglia elaborata da Christian nei suoi studi, in cui si individuano gli attori della governance collaborativa: settore pubblico, settore del privato sociale, settore delle imprese, settore della conoscenza. Utilizzando questa griglia, abbiamo deciso di mappare, in Toscana, due categorie di attori distinti: i portatori di interessi o conoscenze specifiche e i portatori di esperienze innovative e illuminanti riguardo a questi temi. L’attività di mappatura è un lavoro molto lungo e complesso, tuttora in progress, anche perché questo è un sistema dinamico, in continua evoluzione, in cui le definizioni non sono necessariamente condivise. Il processo utilizzato è un esempio di processo a cascata. Abbiamo cominciato individuando un primo nucleo di attori a cui abbiamo chiesto a loro volta di indicare soggetti ed esperienze significative, e così via. Una volta individuati i nostri possibili interlocutori, li abbiamo organizzati attraverso una matrice: da una parte l’ambito di provenienza, dall’altro i temi centrali delle politiche pubbliche che volevamo analizzare. L’individuazione dei sotto-temi in cui strutturare la discussione nei workshop è stata una delle operazioni più complesse: come sempre nel nostro lavoro era necessario da un lato definire i confini della discussione, quello che chiamiamo la cornice del confronto, dall’altro avevamo chiaro di doverci tenere abbastanza alti per lasciare spazio all’imprevisto, permettendo l’emersione di questioni inedite e contaminazioni inattese. Dovevamo essere esaustivi ed evitare contributi e contenuti generici, ma allo stesso tempo essere pronti a lasciarci sorprendere, come dice Harrison Owen, il creatore dell’Open Space Technology. Quindi abbiamo lavorato favorendo una procedura che scardinasse i paradigmi abituali di lavoro e permettesse di trarre il massimo da un processo multi-stakeholder come questo. E’ così che siamo arrivati a questa struttura di workshop tematici, articolati per ambiti e sotto-temi, ciascuno corredato da schede informative di sintesi e supportati da facilitatori esperti in grado di organizzare e tematizzare i contributi in una discussione costruttiva. Le prime due giornate tematiche si sono svolte a luglio: il 13 luglio si è avuto il laboratorio sulle infrastrutture, rispettivamente suddiviso in un tavolo dedicato alla mobilità e uno alle utilities, mentre il 14 luglio si è svolta una giornata che aveva come principale tema i beni, con tavoli dedicati agli spazi urbani, ai beni ambientali, e alla cultura.
Che risultati sta portando la mappatura?
Silvia Givone: Parlare di risultati è ampiamente prematuro a questo punto del processo, ma possiamo dire che sia dalle interviste che stiamo conducendo, sia dai primi due workshop che abbiamo coordinato, sta emergendo un quadro articolato e significativo. Prima ancora che sui risultati tangibili, mi piace però soffermarmi sull’effetto che questo lavoro ha sul rafforzamento della rete e delle relazioni tra gli attori. Dopo un laboratorio, accade sempre che qualcuno decida di rimanere in contatto con un altro partecipante al laboratorio, che si scambino biglietti da visita, che continuino a discutere tra loro per approfondire meglio, per capire quali sono state le soluzioni che sono state adottate in un caso e che potrebbero essere replicate nel proprio contesto. Ancora prima che la policy sia in atto, il processo stesso sta creando vere e proprie occasioni di scambio e replicabilità, sta dando visibilità e opportunità ad esperienze che rischierebbero altrimenti di rimanere semi-sconosciute. In queste giornate si stanno sviluppando insomma connessioni e collaborazioni che potrebbero replicare naturalmente e spontaneamente attivare il processo di policy making dal basso.
Ci sono categorie più reattive di altre quando si parla di economia della condivisione e della collaborazione?
Silvia Givone: Non potrei identificare una categoria in particolare, ma sicuramente ci sono molte imprese private che stanno sperimentando e elaborando soluzioni innovative. Il settore del privato si è trovato forse prima di altri a porsi problemi specifici e ha cercato di trovare risposte. Attingendo dai partecipanti ai laboratori, posso fare riferimento ad esempio ad alcune esperienze all’interno di grandi aziende toscane sul tema della mobilità. Accanto a questi, sono stati portati alla luce anche molti altri esempi validi, rispetto ad esempio all’agricoltura o al settore culturale. Stiamo incontrando esperienze molto interessanti, partite dal livello imprenditoriale, che raccontano di un contesto dinamico in evoluzione, che si interroga e che sperimenta.
Come sono andati i primi workshop?
Silvia Givone: I workshop sono andati molto bene, lo scambio è stato ricco ed i contenuti sono sicuramente di importanza centrale per il nostro lavoro, come dimostrano i report degli incontri. Nei prossimi incontri di settembre speriamo di avere una ancor maggiore partecipazione e una varietà di contenuti ancora più ricco.
Partecipazione live e partecipazione online… quali sono le modalità per partecipare via web?
Silvia Givone: Per quanto riguarda le informazioni e i contenuti del percorso, questi sono tutti online e disponibili nella sezione dedicata al processo della piattaforma Open Toscana, il portale della Regione Toscana per l’innovazione, la partecipazione e gli open data. Da lì è per altro possibile iscriversi ai workshop e scriverci per ricevere informazioni e condividere contributi. Per quanto riguarda l’attivazione e il coinvolgimento diretto, in questa fase ci siamo voluti concentrare a sviluppare e mettere in campo strumenti principalmente pensati per la partecipazione in presenza, con un certo scopo e con effetti e ricadute che solo un livello di partecipazione in presenza permette. Ma la fase di partecipazione online non sarà meno importantepropri dell’ICT enabled citizen engagement. Anzi. Come sa chi si occupa di processi collaborativi e partecipativi, e come gli stessi practitioners del settore dell’online engagement riconoscono, online e offline non sono mutualmente esclusivi, ma fortemente complementari. E’ per valorizzarli al massimo entrambi che abbiamo strutturato il percorso in questo modo. La partecipazione online la lanceremo a conclusione dei laboratori per sottoporre ai portatori di interesse e a quanti vorranno dare dare un contributo, la prima proposta del documento Libro verde per una economia della condivisione e collaborazione in una fase successiva, a partire dalle riflessioni e dalle raccomandazioni emerse in questa, per dare continuità e permettere un coinvolgimento informato e puntuale. Allo stesso tempo, stiamo continuando a condurre interviste a soggetti e portatori di esperienze significative, attraverso la raccolta di contributi delle tante persone che in questo momento si stanno interessando di economia della condivisione e della collaborazione. Anche questi sono costantemente pubblicati sul sito e resi disponibili per chi desidera approfondire la questione. Una vera e propria partecipazione online sarà messa in campo a breve, secondo modalità che permetteranno un ampio coinvolgimento e che non tarderemo ad esplicitare. Teniamo a che tutti siano messi nelle condizioni di partecipare a questo confronto e che il processo sia a tutti gli effetti inclusivo e aperto.
Per approfondimenti: http://open.toscana.it/web/collabora-toscana
*L’intervista è stata originariamente pubblicata su http://www.collaboriamo.org/
by Ieva Punyte | Jul 18, 2016 | The Urban Media Lab
On the 15th of July, Unipolis Foundation in collaboration with Fitzcarraldo Foundation and Make a Cube association organised a second mentoring workshop for the 15 finalists (the description of finalists see below, or at: http://culturability.org/notizie/finalisti-bando-culturability/) who have been selected from the “Culturability” call – an Italian national call to support innovative projects in cultural and creative fields to promote urban regeneration processes (see more about Culturability at: http://culturability.org/).

The third day of the workshop series was complemented by Urban Law professor at Fordham University Sheila Foster and LabGov coordinator, prof. Christian Iaione’s presentation as well as an interactive discussion with the audience. Scholars focused on bringing the attention of the 15 progressive cultural innovators to the idea of urban commons and, more specifically, addressing the collaborative governance of commons as the main target in the urban regeneration processes of today.
Coming from the school of thought on commons, Sheila Foster began with questions of what exactly an urban common is and what does it mean to the society and the city as a whole. “Urban commons are what city inhabitants share daily, in fact, these commons are of a deeply democratic nature, because they have an open access meaning that the usage of them is non-excludable”. From a property law perspective it is very important to distinguish urban commons from what is conventionally understood as common pool resources within the field of environmental law. Such distinction is necessary, because these commons differ in terms of their nature, characteristics and value that they create to the society, and hence this affects the character of their governance. “Urban commons are city spaces, such as squares, parks, abandoned or non-utilised buildings, streets, vacant lots, even cultural institutions, for instance, museums, and other urban open-access units – spaces of a truly common good nature”- addressed S. Foster. “These spaces are unique because they generate value, that is precisely of a social and cultural origin and a wide range of city actors have a stake or an interest in these urban commons. Thus, by preserving commons together, we can contribute to an inclusive and sustainable well-being co-creation by and for city inhabitants”.

On the other hand, scholar stressed that commons are not a simple concept in law or theory. “Commons are neither private nor public, it is something in between. Therefore, the question of governance of the commons is condemned to be a challenge from both practitioners and scholars’ viewpoints”. Having addressed the “Tragedy of Commons” (see H. Garrets), S. Foster emphasised that urban commons are not something that should be governed either by private or public, because these commons are not necessarily in threat of over-consumption or degradation like natural commons, as some scholars suggest. The opposite – open-access urban spaces, which increase multi-stakeholder usage, even enhance shared social, economic and environmental value and contribute to the so-called “Comedy of Commons” (see C. Rose). “The issue is that today every urban common is overly regulated, today nothing is an open access and non-excludable anymore and having mentioned the value of urban commons the re-opening and collaboratively governing urban commons is a highly valuable process for all stakeholders. The opening urban commons – contributes to the stimulation of a social value to the community. To add, the value of opening up the commons is directly linked to the production of culture, of housing. Commons are not about tragedy, rather about solidarity and shared value” – stressed S. Foster.
Christian Iaione took over the debate stressing that today there is a growing need to rethink economy, institutions and focus on the energy that the community possesses. “The community should recognise the value of commons. It is not the tangible commons that matter, it is the collaborative governance of commons and the value to the community that it produces”- said C. Iaione. Professor focusing on governance of commons stated that between the state and the market there is a room for experimentation and this is the space of commons that connect different stakeholders. So far, what the overly regulated cityscape has produced is scarcity and collaboration, or collective action, as stressed by E. Ostrom, yet in an urban context, is the way to introduce new approaches to governance and eliminate the problem of scarcity. Despite the fact that “[w]orking on commons requires constant experimentation, what we have accomplished thus far is writing the Regulation which is a strong step towards the recognition of urban commons at the city level and the introduction of collaborative urban governance”.

Lastly, by sharing experiences from the Parco Centocelle project in Rome and the project on #CollaboraToscana, C. Iaione emphasized that the governance of commons is an arrangement between 5 different actors (or “quintuple helix” model, see more about this in “City as a Commons“), where (1) the unorganized public (e.g. social innovators, active citizens, urban regenerators, urban innovators, etc.), (2) public authorities, (3) businesses, (4) civil society organisations, and (5) knowledge institutions (e.g. schools, universities, cultural institutions, etc.) work together to establish public-private-community partnerships and contribute to the preservation of the cultural heritage and the co-creation of the social as well as economic value.
Laboratory for Collaborative Governance of Urban Commons appreciates the energy and the ideas that 15 finalists of the Culturability Call possess. These finalists are promising examples of urban regeneration processes and therefore are strongly supported by LabGov.
The information about the finalists:
An initiative which regards culture in proposing a hybrid agricultural production system which creates a lively ecosystem. This, while restoring the role of not only agricultural production, but also of culture, contributes to the creation of welfare and strong community. This is a biological and social farmhouse of innovation and agriculture to improve the integration and employment, aggregation of space and the production of cultural places. It creates a sustainable local supply chain between farmers as well as it is a museum contributing to the regeneration of an area.
A non-profit organisation, founded by people who share a dream: to return the Cascina Sant’Ambrogio – an important place of agriculture and economy. This place regarded as poor and outdated due to the transformation of society is just an error of perspective. The Cascina is place rich in culture, memory and practices that need to be rethought by integrating them with the needs of present times. Citizens must not just be consumers and voters, but producers and active citizens able to concretely transform a portion of reality. This path does not come from nothing, but by a gradual emergence of the collective application that, with more and more insistently, asks sustainable and alternative lifestyles, as well as adequate opportunities.
- Caserma Archeologica + Art Sweet Art – San Sepolcro (Arezzo) | artsweetart.net
This is a platform of artists to display their works in private homes to visitants. A homeowner can choose an artist via the website artsweetart.it from those who have joined up to the initiative. After assessing the home, the artist decides what type of art work to display in the new location. The art has to fulfil both the customers’ needs (the house as a location, the artwork’s theme, etc.) as well as those of the artist (who is invited to carry out a piece of art which fully respects their artistic expression). The initial drafting phase is followed by the artist creating their work. The artist is hosted in the customers’ private home, an unprecedented experience which influences the creative process. During the artists’ stay, the organisers-together with the hosts’ family- promote the art in construction and facilitate workshops in schools, local cultural guides, gatherings with friends, etc.
The projects seeks to reform the system of support the cultural industry in Italy. It highlights the critical issues and illustrates the best solutions.
The project promotes different cultural tradition lines belonging to all Italian regions. Through musical concerts, plays, lectures and seminars, many of the popular culture heritages met within the framework of demonstrations made in Pisa, which due to its characteristics naturally prepares to host a dialogue between diverse communities and different cultures.
The project that seeks to create a network of people and spaces, such as, the abandoned buildings and underused of sites, with the objective of denunciation of situations of abandonment and then revaluation of the buildings by putting the spotlight on forgotten places, abandoned or fallen into disuse, showing its potential for reuse, it will foster a new collective interest in these spaces. This is a project that wants to revolutionise the way of seeing and understanding the assets disposed of a city, turning it into a resource.
This is a residence project that was born in a former industrial factory, able to provide hospitality for the whole year to travellers and tourists, and simultaneously transform into a school on urban regeneration: a “training of the mind” in the heart of central Italy, where two cities, Terni and Rieti meet. The idea is to experiment with new solutions and re-design territorial integration policy.
- LAB+: Piazza Gasparotto Urban Living Lab – Padova | copiu.it/lab
The project that focus on workers with different skills to meet, share ideas and expertise in urban regeneration practices. Gasparotto Square in a space of co-design living between citizens, private organisations and public institutions. To achieve this objective, the project makes the system a series of micro-actions of re-appropriation of public space: the urban expansion, construction of a weekly market of organic producers, involvement of local residents through the social theatre and community, realisation of works public art, use of storytelling and the creation of micro-community events.
- Mana Grika – Hub Culturale della Grecìa Salentina – Calimera (Lecce) | managrika.it
It is a Cultural Hub of the territory that will be made available to local communities to create initiatives with a strong cultural and social impact spaces. The main objectives are the territorial promotion and enhancement of the local culture through affiliated initiatives for social activation of communities and by creating a synergistic network among all organisations working in the area.
- MUFANT, MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino – Torino | mufant.it
This is a project by a team of professionals and industry experts, academics, journalists and researchers who are aspired to imagine a world, in which people are aware that this is just one of the possible worlds. This is being accomplished by the multiple permanent or temporary exhibitions, performances, conferences, events, and such, in the MusueoLAB.
Piazza dei Colori is one of Co-Bologna “construction sites”, and the aim is to turn it into a collaborative district that could later include different realities from Croce dei Biacco and all the migrants that live there.
The project aims to put an end to the progressive abandonment and degradation of one of the most prestigious and representative testimonies of the assets of the industrial archaeology resulting from the old age epic mining of Sardinia, which UNESCO declared a universal value in 1997 . With the completion of the project they intend to preserve and make available the public buildings of great architectural value at the Sella Well located in the mining complex-Monteponi on the outskirts of the city of Iglesias. The work of protection and restoration of the industrial archaeological heritage will accompany the exhibition. The abundance and beauty of the available space will also allow to set up an area for conference activities with its audiovisual and multimedia equipment. With the completion of the project, as well as regeneration of the museum space, the site will be returned to the local community.
Station Chiaravalle project focuses on the regeneration of the unused gym of neighbourhood school and creation of a hybrid space in order to host a community hub: operational production based on cultural content, artistic home and an urban laboratory. Additionally, it reinterprets the disused railway line along the Vettabbia channel as space in transformation. Lastly, it activates a participatory observation with the local community and generates landscape projects and custody of places and common open spaces for the enjoyment of the area as a landscape for immersive experiences.
The project which has an aim to enter into the social and productive fabric of Rome and spread to further cities. It focuses to put in place cultural practices and job opportunities that would promote inclusion and integration of those individuals who are in need for help and solidarity. It is a job creation, but also the artistic expression, which can also become a source of income, are the ways in which we intend to intervene in the social and cultural fabric of Rome.
This is a non-profit organization active in the field of contemporary art and culture both at a local and international level. It produces and organises art exhibitions, theatre shows, publications, audio-visual works, training and residency programs with the aim to encourage artistic mobility and the promotion of artists on an international scale. It intends to invent original devices in order to promote projects and enable processes that mobilise unconventional strategies and plans of intervention in the artistic and cultural system. The members of the core working group are artists who chose not to limit their activities and their identities to “the creation of artworks”, but to work actively – and independently – for the activation of shared processes and the redefinition of the role of the artist in society. The project starts from an idea of hospitality and sharing to create a symbolic place where experience and the individual journey are set aside to make way for the development of a collective strategy. The network of people intertwined constitutes a network able to relate with institutions, questioning established practices and models, with the aim of generating concrete outcomes/results in the community.
LabGov congratulates all finalists and looks forward to new collaborations!
Secondary sources:
- Garrett, Hardin, (1968) The Tragedy of the Commons
- Iaione, Christian. (2016) “The CO-City: Sharing, Collaborating, Cooperating, and Commoning in the City.” American Journal of Economics and Sociology, 2: 415-55.
- Ostrom, E. (1990) “Governing The Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action”, Journal of Natural Resources Policy Research, Volume 6, Issue 4, 235-252
- Rose, C. (1986) The Comedy of the Commons: Custom, Commerce and Inherently Public Property, 53